Il Rotary e il microcredito in Italia

Andrea Botti, avvocato, socio del Rotary eClub 2050.

Il Rotary italiano, sia a livello distrettuale che di singoli Club, ha investito molte risorse e ha creduto, spesso fortemente, nel microcredito. In particolare, il Distretto 2031 ha dato vita a quello che probabilmente è il progetto più ampio e strutturato di microcredito nell’ambito del Rotary italiano, denominato “Emergenza Lavoro e Microcredito”, e ciò grazie al suo Governatore 2013 – 2014, Sergio Bortolani, che ne ha fatto un service di rilevanza distrettuale con il coinvolgimento della quasi totalità dei suoi Club (i dati relativi al service del Distretto 2031 sono stati estrapolati dalla documentazione pubblicata sul relativo sito internet e dalle lettere del Governatore 2013 – 2014 del febbraio e maggio 2014, parimenti pubblicate). Il Distretto 2031 ha raccolto, al 1 maggio 2014, la somma complessiva di euro 233.565,00, di cui euro 125.000,00 derivanti dall’allocazione del budget distrettuale; euro 83.370,00 dalle contribuzioni dei Club ed euro 25.195,00 da eventi/manifestazioni/donazioni. La totalità dei fondi raccolti è o sarà destinata a costituire dei Fondi di garanzia, che rappresentano il “motore propulsivo” di questi prestiti. Infatti, le somme vincolate in tali Fondi, sono finalizzate a garantire gli istituti di credito da eventuali insolvenze nel rientro dei mutui erogati. Nel caso un prestito entri in sofferenza, il Fondo garantisce, quindi, la banca (o altro istituto che abbia erogato il mutuo), rimborsando i ratei non pagati (in genere entro un tetto massimo che, nel caso del Prestito della CEI, giunge fino al 75% dell’importo complessivo del mutuo). Inoltre, per l’effetto moltiplicatore reso possibile dai Fondi in questione, una somma di 240.000,00 può garantire la concessione di prestiti per un ammontare 4 volte superiore. Al momento, il Distretto 2031 ha costituto un Fondo di garanzia con Permicro e un secondo Fondo con la Fondazione San Gaudenzio. Tali Enti sono quelli che, materialmente, erogheranno i microcrediti garantiti dai Fondi del Distretto 2031. Sempre alla data del 1 maggio 2014, e tenuto conto dell’iniziale e necessaria fase di approntamento e rodaggio del progetto, i microcrediti concessi sono stati 5, tutti finalizzati al c.d. “autoimpiego”, di importo pari a circa euro 25.000,00 ciascuno. Risultano in dirittura d’arrivo altri 16 progetti di microcredito. Per fare alcuni esempi, sono stati finanziati: un progetto per animare foto web; un progetto di autisti da chiamare nel caso si sia impossibilitati a guidare il proprio veicolo; un ristorante; un centro estetico. Verranno probabilmente finanziati a breve, tra gli altri: un B&B; un’azienda agricola; un banco al mercato; un apicoltore; un export in Senegal; una panetteria; un imbianchino e un parrucchiere. Bisogna anche tenere conto del fatto che, oltre alla raccolta dei fondi necessari per dotare di risorse i Fondi di garanzia, il Distretto 2031 ha allestito una “struttura amministrativa” adeguata alla gestione del progetto e 250 Rotariani di varie professionalità stanno fornendo consulenze gratuite, secondo le rispettive competenze, alle imprese ammesse ai microcrediti. Nell’ambito del nostro Distretto, segnalo, invece, l’iniziativa del RC Mantova che ha contribuito, con la somma di euro 10.000,00, alla dotazione del Fondo di garanzia nell’ambito del progetto di microcredito istituito da Caritas diocesana, Mantova Banca, Fondazione della Comunità della Provincia di Mantova e Confindustria. L’importo massimo erogabile è di euro 5.000,00, che può essere esteso a euro 7.000,00 per specifiche ragioni. L’inserimento occupazionale, la scolarizzazione dei minori, la qualificazione professionale degli adulti sono i principali campi di intervento di questi microcrediti. Per ragioni di brevità, e senza alcuna pretesa di esaustività, mi sono limitato a citare due iniziative diverse, una attuata a livello distrettuale e l’altra a livello di singolo Club, perché esemplificative delle flessibili modalità di realizzazione e adesione ai progetti di microcredito. Per concludere, ritengo tuttavia necessario spendere ancora qualche parola per illustrare alcuni dati statici estremamente interessanti per comprendere meglio le reali potenzialità del microcredito in Italia. Tali dati sono estrapolati dal Rapporto Finale di Monitoraggio, intitolato “Le multiformi caratteristiche del microcredito”, pubblicato a ottobre 2013 dall’Ente Nazionale per il Microcredito – Ministero del Lavoro, nell’ambito del Progetto Monitoraggio del Microcredito 2011 – 2013. Per scaricare il Rapporto clicca qui. Secondo tale Rapporto, nel 2012 sono state presentate 15.607 domande di microcredito. Di queste, ne sono state accolte 7.167, pari al 45,9%. Delle domande accolte, il 73,9% ha riguardato progetti socio-assistenziali e il 26,1% finalità lavorative. L’ammontare medio dei microcrediti per finalità sociali è stato pari a euro 4.875,57; quello per scopi lavorativi a euro 19.911,22. I tassi applicati ai microcrediti sono stati, per l’82,60%, inferiori e, per il 7,20%, in linea con quelli di mercato. La durata dei prestiti varia in media dai 5 ai 7 anni. I livelli di insolvenza, nel 2012, si sono attestati intorno al 14,1% (in tali casi entrano in gioco i Fondi di garanzia). Le iniziative avviate nei casi di default hanno riguardato principalmente la rinegoziazione dei microcrediti, l’assistenza al beneficiario in difficoltà e l’inoltro di un sollecito di pagamento. Nel 4,8% dei casi si è dato corso alle azioni legali di recupero del credito. Nell’ambito delle iniziative sociali-assistenziali, il 50,9% di microcrediti è stato erogato a donne, il 20,6% a giovani e il 40,1% a immigrati. Nell’autoimpiego, invece, il 37,6% a donne, il 20% a giovani e il 34,8% a immigrati. Le esigenze socio-assistenziali alla base delle richieste di microcredito hanno riguardato l’esistenza di debiti o spese familiari, la necessità di pagare cartelle esattoriali o utenze, ovvero sostenere spese mediche o spese straordinarie per l’abitazione. Nell’ambito lavorativo, le motivazioni delle richieste di microcredito hanno riguardato il bisogno di sostenere un’attività già esistente (20,4%) o di dare avvio a un’attività di lavoro autonomo (49,5%). L’acquisto di macchinari e materie prime è poi la tipologia principale di spesa sostenuta con il microcredito. Ricordo, infine, che, ai sensi dell’art. 111 del Testo Unico Bancario, per microcrediti si intendono i finanziamenti fino a un massimo di euro 25.000,00, se finalizzati al sostegno di attività di lavoro autonomo o di microimpresa, e fino a euro 10.000,00, se rivolti a persone fisiche in particolari condizioni di vulnerabilità economica e sociale. In entrambi i casi, non possono essere richieste garanzie reali (ad esempio, ipoteche) per la concessione dei prestiti, e tutti i finanziamenti devono essere accompagnati da servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati. Per microcrediti di carattere sociale-assistenziale, le condizioni finanziarie devono essere più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato. Al termine di questa succinta descrizione dell’attuale stato del microcredito in Italia, ritengo di concludere con una riflessione personale. Certamente l’erogazione di microcrediti deve essere gestita da enti a ciò deputati, muniti delle previste autorizzazioni degli Organi di controllo e vigilanza né è ragionevolmente pensabile (salvo casi particolari) che tali enti possano erogare mutui a “tasso zero”, o con la sola copertura dei costi vivi. Inoltre, il microcredito in Italia funziona con il sistema del Fondo di garanzia, nel senso che gli Istituti che erogano il credito, lo concedono anche a soggetti che, in condizioni normali, non avrebbero i requisiti per ottenerlo, e ciò proprio perché la restituzione dei finanziamenti è “garantita” da quei Fondi che, ad esempio, la CEI o il Rotary hanno costituito. I tassi di interesse, quindi, sono necessariamente applicati ai microcrediti, nella stragrande maggioranza dei casi, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato. Per fare attecchire sempre di più la cultura e la prassi del microcredito nel nostro Paese, la domanda che mi pongo, e, dunque, pongo a tutti noi, è allora questa: è possibile, è utile o anche solo giusto ipotizzare un passo ulteriore, e cioè che i “garanti” dei finanziamenti si facciano carico, in parte o nella totalità, degli interessi passivi e delle spese di gestione di questi microcrediti? A mio parere, dalla risposta a questa domanda potrà dipendere, almeno in parte, la riuscita del microcredito in Italia, se non in tutto il mondo più industrializzato.

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Foto_3Documentazione correlata alla relazione:

– sito del Rotary dedicato esclusivamente al supporto di Club e Distretti che intendano avviare progetti di microcredito. Clicca qui.

– sito del primo Centro italiano accreditato dallo Yunus Centre di Dhaka (Bangladesh), fondato dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che si occupa di business sociale in Italia. Clicca qui.

– sito dell’Ente Nazionale per il microcredito. Clicca qui.

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Alcuni testi sul microcredito:

1) “Il banchiere dei poveri” di M. Yunus, ed. Feltrinelli (2013) 2) “Si può fare!”, di M. Yunus, ed. Feltrinelli (2012) 3) “Un mondo senza povertà”, di M. Yunus, ed. Feltrinelli (2010)

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Breve nota biografica su Muhammad Yunus: ideatore del microcredito e Premio Nobel per la Pace 2006, Muhammad Yunus è nato il 28 giugno 1940 nel villaggio di Bathua, in Hathazari, Chittagong (Bangladesh). Professore di Economia all’Università di Chittagong, Yunus, nel 1983, ha costituito la Grameen Bank, che significa ‘banca del villaggio’, fondata sui principi di fiducia e di solidarietà. In Bangladesh, oggi, Grameen ha 2.564 filiali con 19.800 dipendenti e ha 8.290.000 mutui in 81.367 villaggi. Grameen raccoglie una media di $ 1,5 milioni in rate settimanali. Dei mutuatari, il 97% sono donne e oltre il 97% dei prestiti viene restituito, un tasso di recupero superiore a quello di qualsiasi altro sistema bancario. I metodi di Grameen sono applicati in progetti in 58 paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Francia, Paesi Bassi e Norvegia. In considerazione del successo e degli effetti su scala locale, ma anche mondiale, del suo progetto di microcredito, Muhammad Yunus è stato insignito, nel 2006, del Premio Nobel per la Pace (notizie tratte dal sito www.grameen-info.org).

Foto_1Muhammad Yunus

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